Imparare a organizzarsi: il salvagente per navigare nel new normal

La pandemia e la crisi hanno modificato profondamente il nostro modo di vivere. Mai come ora emerge la necessità di dotarsi di strumenti organizzativi per gestire la complessità e far fronte alla nuova normalità, dove persisterà l’assenza di confini netti tra vita privata e lavoro. Le aziende possono incentivare l’organizzazione della persona includendo nei loro piani di welfare e di formazione per i dipendenti attività volte a prendere consapevolezza di questa competenza e ad allenarla. In questo articolo raccontiamo come.
L’importanza dell’organizzazione personale
Il genere umano cerca di organizzarsi dalla notte dei tempi. Dalla classificazione degli utensili all’invenzione del fuoco, l’istinto a governare l’ambiente in cui vive per poter sopravvivere ha caratterizzato tutta la sua esistenza.
Se da un lato lo sviluppo tecnologico ha portato maggior benessere e un’aspettativa di vita più lunga, dall’altro ha reso più difficile la gestione di risorse quali lo spazio, il tempo e la concentrazione. Così come la disponibilità di tanti prodotti a un costo contenuto porta ad avere troppe cose, non sempre utili, così la disponibilità di informazioni a flusso continuo e la velocità di scambio delle comunicazioni tra individui porta con sé stress e paura di non riuscire a fare tutto, difficoltà a pensare e ponderare, che spesso sfociano in burn-out.
Nel mondo pre-pandemico il sistema in qualche modo reggeva perché le attività quotidiane per la maggior parte delle persone erano svolte in contenitori fisici e temporali dedicati (la casa, l’ufficio, la scuola, la palestra). Questo sottile equilibrio è venuto meno con la pandemia, facendo delle mura domestiche il teatro di un intero mondo reale e virtuale e di narrative incompatibili sovrapposte (il gioco dei figli e la concentrazione, il lavoro a oltranza e il riposo, per citarne alcune).
Numerosi studi confermano uno stato di disagio diffuso nel far fronte a questa condizione ambigua, nel corso della quale sono venuti a mancare i momenti di stacco, rappresentati in passato anche dal semplice spostamento casa – lavoro. La maggior parte delle aziende ha colto questa difficoltà, che si ripercuote su motivazione e produttività, e ha implementato sistemi di ascolto e sostegno – tramite la formazione e il welfare aziendale – spesso di carattere psicologico, a fronte di un problema che alla base è spesso puramente il non riuscire a gestire tutto.
Cos’è il welfare?
Ma facciamo un passo indietro. Si sente sempre più spesso parlare di welfare, ma non tutti sanno di cosa si tratti nel concreto. La parola inglese welfare è comunemente tradotta con “prosperità, benessere”.
Il welfare nasce a seguito dei conflitti mondiali come strumento statale per supportare i bisogni delle persone (come Welfare State, o Stato Assistenziale, chiamato anche Primo Welfare). A partire dagli anni ’70 le aziende acquisiscono un ruolo importante nell’integrare i servizi che lo stato non riusciva più a garantire, in particolare a seguito della crisi economica. Nasce proprio in quel periodo il welfare aziendale come lo conosciamo oggi (chiamato per questo Secondo Welfare), ovvero “il complesso delle erogazioni e prestazioni che un’azienda riconosce ai propri dipendenti con lo scopo di migliorarne la vita privata e lavorativa” (definizione Treccani).
Se agli inizi il valore del welfare era più incentrato sul maggior profitto e sugli sgravi fiscali garantiti alle aziende, nel tempo questo si è spostato sempre più sulla persona, andando a sposare il significato originale del termine: “Wel – fare”, in inglese antico, significa “fare buon viaggio”. L’etimologia del termine evoca un percorso di accompagnamento che aiuta ad attrezzarsi per affrontare il viaggio della vita. Se l’itinerario e le esigenze cambiano, la cassetta degli utensili va aggiornata.
Il bisogno di semplificazione
I dati sulle difficoltà delle persone a governare la complessità abbondano. Secondo il «Primo rapporto italiano sulla disorganizzazione» (Organizzare Italia, 2019):
• Il 94,6% degli intervistati spesso si trova a posticipare gli impegni
• Il 91% cerca a lungo oggetti che non trova
• Oltre il 90% si sente a rischio di perdita di concentrazione
• L’89% vorrebbe imparare ad essere più organizzato
Sapersi organizzare comporta l’attivazione di una serie di competenze, chiamate anche life skills che includono la capacità di selezionare, eliminare, assegnare priorità, condividere, comunicare, che supportano la persona ben al di là della sua sfera personale.
L’organizzazione è una competenza trasversale e come tale può essere appresa e allenata: imparare a gestire gli spazi, il tempo e le energie nel privato ha impatti positivi anche sul piano professionale, favorendo la concentrazione su compiti e obiettivi. Comporta anche numerosi vantaggi per le aziende che disporranno di dipendenti più produttivi e motivati, di un miglior employer branding e attrattività verso i nuovi talenti.
Prendere atto dei bisogni fondamentali del capitale umano e proporre soluzioni è la base di partenza di questo percorso win-win per le aziende e per il singolo, ma di riflesso per la società intera.
Organizzare Italia e il welfare
Organizzare Italia è la prima impresa di organizzazione della persona in Italia. Si pone come punto di riferimento per la formazione dei Professional Organizer, i consulenti di organizzazione, realizza percorsi formativi per aziende, scuole e privati per insegnare e allenare le competenze organizzative.
Organizzare Italia è Società Benefit e B-Corp, e mette i propri corsi e servizi a disposizione delle aziende che intendano includere l’organizzazione della persona nella loro strategia di welfare aziendale. Sono numerosi i corsi a catalogo e on demand in ambito famiglia, genitorialità, conciliazione vita-privata lavoro, che è possibile inserire nella rosa dei benefit acquistabili dai dipendenti o nel piano formativo aziendale.
Di pari passo, fornisce formazione e consulenze a privati e aziende in ambito lavorativo, contribuendo a diffondere la cultura dell’organizzazione anche sul piano strettamente professionale.
Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci!
– Articolo redatto da Cristina Casula
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