LIBRO: Quello che ogni Professional Organizer deve sapere sulla disorganizzazione cronica.

“What every professional organizer need to know about chronic disorganization” è il primo libro scritto da Judith Kolberg e la sua prima edizione risale al 1999.
Nelle conclusioni del libro, Kolberg parla di come – lavorare con disorganizzati cronici, la spinga sempre a cercare nuovi metodi di organizzazione, a usare la fantasia e la creatività. Ogni cliente è diverso, non solo per la difficoltà che affronta ma soprattutto per le sue emozioni.
E credo che sia stata una delle prime professionali organizer a parlare proprio di emozioni.
Quindi il suo approccio non è legato a processi logici, finalizzati ad avere dei ripiani da fotografia. Tutta alla sua attenzione è rivolta a capire come poter aiutare la persona, cercando soluzioni spesso fuori dagli schemi.
WHOLISTIC ORGANIZING
Nel libro parla infatti di “wholistic organizing” che si contrappone al “breaking things down”, cioè di organizzazione del tutto, invece di organizzazione per parti.
Le persone cronicamente disorganizzate – dice Kolberg – hanno una visione generale della stanza o del problema, e la sfida è lavorare per parti, conservando il tutto.
Per farlo, introduce alcune tecniche innovative, basate sulle emozioni, tra cui “the muttering game” (il gioco del brontolio).
Kolberg racconta che stava lavorando con una cliente nella riorganizzazione di centinaia di documenti impilati e sparsi per l’ufficio. I precedenti tentativi di archiviare i file secondo la logica, non stavano funzionando. La sua cliente continuava – ad ogni documento trovato – a brontolare frasi del tipo: “perché quando mi servi non ti trovo?”, “dovevo occuparmene mesi fa!” “maledetti pagamenti!”… Allora Judith si è fermata e ha chiesto alla sua cliente se – utilizzando queste categorie – avrebbe poi ritrovato quello che stava cercando! La cliente era entusiasta, e armate di pennarello e cartelline, hanno in poco tempo archiviato e classificato tutti i documenti della stanza. Sicuramente i nomi delle cartelline erano unici, ma la cliente ha continuato ad utilizzare il metodo con grande soddisfazione ed efficienza.
EXTRAPERSONALIZZAZIONE
Altra rivoluzione che Kolberg introduce è la extrapersonalizzazione invece della depersonalizzazione degli oggetti. Nelle tecniche convenzionali, si cerca di mettere il più possibile distanza tra il cliente e i suoi oggetti. Secondo Kolberg, la extrapersonalizzazione è il processo di esagerare i sentimenti verso gli oggetti, per riconoscerli e superarli.
Una delle tecniche è il “Ha bisogno di te?”, che si contrappone al più logico: hai bisogno di questo oggetto?.
Alzi la mano chi non ha mai parlato con la macchina o con il computer quando non funzionano, chiamandoli con parole gentili e promettendo di lavarla o di pulire l’hard disk se solo avessero funzionato ancora una volta. Beh, io lo faccio sempre!
Le persone cronicamente disorganizzate credono – a vari livelli- che tutti gli oggetti abbiano dei bisogni. E il bisogno di ogni oggetto è di soddisfare il bisogno di qualcuno. Come si può immaginare, in questo modo è facile accumulare e creare caos.
Questo metodo è stato inventato da Kolberg per caso, come racconta. Durante una sessione di lavoro con una cliente, in cui era stanca per non aver dormito la notte precedente, ad un certo punto ha chiesto alla cliente: “ha bisogno di te?” invece di “ne hai bisogno?”. Con suo grande stupore, la cliente che fino a quel momento stentava a decidere su che cosa tenere e che cosa no, si è fermata e ha risposto: “ Sai, penso che io non serva più a questa macchina da gelato. Eliminiamola!”. Continuando ad utilizzare questa domanda, il lavoro è andato spedito e molto efficace.
Tutto il libro di Judith Kolberg è pieno di consigli, tecniche e punti di vista laterali e trasversali sul nostro lavoro. La riflessione a cui ti porta – come professionista – è anche quella di capire che tipo di professionista sei: convenzionale o non convenzionale. Non dà un giudizio di merito – non esiste un approccio giusto o sbagliato in se – ma Kolberg sostiene che gli approcci convenzionali di organizzazione che seguono la logica (categorie, metodi, strumenti convenzionali appunto) non vadano bene per tutti e sicuramente non vadano bene per persone disorganizzate croniche.


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