Essere Società Benefit, fare la relazione d’impatto

Le aziende, se vogliono rispondere alle esigenze del mercato e garantirsi così un futuro di sviluppo e crescita, devono conciliare gli aspetti imprenditoriali, ovvero gli obiettivi di produzione di ricchezza, con quelli sociali e ambientali. A questo scopo il legislatore ha introdotto la figura della “Società Benefit” ovvero un modo di fare impresa che va oltre la divisione degli utili e che tiene conto di una o più finalità di bene comune, operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente.
Le Società Benefit devono indicare nel proprio oggetto sociale le finalità specifiche di beneficio comune che intendono prefiggersi. Con beneficio comune si intende il perseguimento di uno o più effetti positivi, o la riduzione di effetti negativi, su una o più categorie di stakeholder: persone, comunità, territori, ambiente, beni culturali e sociali, enti e associazioni, e altri portatori di interessi. Al fine di adempiere a queste finalità la Società Benefit, S.B., deve essere governata in modo da bilanciare l’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi degli stakeholder.
Per perseguire questi obiettivi e per farlo in trasparenza ha l’obbligo di scrivere una relazione annuale da allegare al bilancio, nella quale viene dettagliato il perseguimento del beneficio comune.
Questo documento, abbiamo scoperto negli anni, non è solo un resoconto annuale obbligatorio e formale da allegare al bilancio e pubblicare sul sito, ma è un volano pieno di interessanti informazioni che l’azienda può usare per crescere e migliorare.
La relazione d’impatto, così viene chiamato questo documento, deve includere:
1. la descrizione degli obiettivi specifici, delle modalità e delle azioni attuate per il perseguimento delle finalità di beneficio comune, e delle eventuali circostanze che lo hanno impedito o rallentato;
2. la descrizione dei nuovi obiettivi che la società intende perseguire nell’esercizio successivo;
3. la valutazione dell’impatto generato utilizzando uno standard di valutazione esterno che deve rispettare le specifiche aree di valutazione e le caratteristiche descritte dalla legge.
Per quanto riguarda il terzo punto, ovvero la valutazione d’impatto, rimando ad un articolo che ho scritto qualche mese fa in cui ho spiegato quali aree devono essere oggetto di analisi e ho dato qualche consiglio a chi vuole utilizzare il BIA B Impact Assessment come standard di valutazione esterno: Valutazione d’impatto, B Corp e BIA B Impact Assessment.
Qui invece mi concentro sulla relazione d’impatto, che deve contenere i primi due punti elencati in precedenza.
I requisiti di trasparenza alla base della relazione hanno l’obiettivo non solo di informare il pubblico sugli impatti sociali e ambientali dell’azienda, ma servono anche per tracciare e comprenderli meglio internamente, in modo da adottare le strategie più corrette per un continuo miglioramento.
Più in generale quindi la relazione è uno strumento molto utile per lavorare sul complessivo valore aziendale e per fornire una rappresentazione sintetica e comprensibile a chiunque voglia farsi dell’azienda e dei suoi obiettivi un’idea più chiara, quindi collaboratori, dipendenti, fornitori, clienti, partner…
La nostra relazione d’impatto, che trovi a questo link, è strutturata come segue:
– un’introduzione sulla nostra storia e sul nostro essere società benefit, in riferimento anche al nostro statuto societario
– una parte dedicata ai nostri obiettivi sociali specifici e ai portatori d’interesse su cui, attraverso il nostro core business, andiamo a impattare
– la sintesi delle attività che abbiamo messo in campo e il loro impatto, e quindi i relativi obiettivi raggiunti
– la previsione d’impatto, con relativi obiettivi da perseguire e l’elenco dei misuratori che verranno utilizzati.
Nel redigere la relazione abbiamo lavorato ogni anno di più sul metodo, per fare in modo che questa diventi lo strumento di lavoro principe per chiarire la visione, creare le strategie, precisare gli obiettivi, elencare le macro azioni, misurare i risultati, valutare periodicamente e apportare le correzioni.
Questo metodo ci ha aiutato a comprendere che per redigere la relazione d’impatto dell’anno successivo dobbiamo aver cominciato già dall’inizio dell’anno in corso, o ancor meglio alla fine del precedente, a scegliere, definire e elencare tutti i misuratori (KPI) che vengono ritenuti utili e strategici per tutti, ma proprio tutti, i progetti su cui l’azienda è impegnata. In questo modo il lavoro utile per redigere la relazione ci può dare in ogni momento il polso della situazione e restituire la fotografia dello stato dell’arte, quindi dare la possibilità di monitorare, aggiornare, reagire tempestivamente e fare gli aggiustamenti necessari laddove gli obiettivi non siano raggiunti o i misuratori non siano più in linea con le aspettative. Oltre a questa osservazione continuativa dei misuratori il nostro obiettivo è anche quello di tenere una traccia descrittiva e sintetica di quanto perseguito, in modo da poter usare la relazione d’impatto come uno strumento vivo e propedeutico a migliorare il lavoro.
Quando riusciremo a mettere a punto definitivamente il metodo ed entrare così a pieno regime, allora la relazione d’impatto, nella sua completezza, sarà veramente il faro aziendale, un indicatore del modo di lavorare, un misuratore dei risultati economici, un rilevatore del rispetto ambientale e sociale: a quel punto potremmo orgogliosamente definirci Società Benefit esperta!

