Gli adolescenti della iGeneration, come aiutarli con l’organizzazione

I ragazzi nati tra il 1995 e il 2012 hanno oggi tra i 7 e i 24 anni e vengono definiti I Generation. Sono bambini e ragazzi nati in contemporanea con Internet (la cui nascita ufficiale è datata 1995) e che sono cresciuti contemporaneamente a Facebook (nato nel 2006) e altri social network, ma soprattutto hanno vissuto in pieno l’anno di un grande cambiamento: il 2011 che vede la nascita del primo smartphone. È quindi la prima generazione a raggiungere l’adolescenza con uno smartphone in mano, e questo ha portato ripercussioni di enorme portata.
Un cambiamento epocale
Una delle cose che differenzia di più gli I Gen dalla generazione dei giovani che li hanno preceduti è il loro modo di trascorrere il tempo, gran parte del quale viene trascorso online, tra chat, social, navigazione e video giochi. Psicologi, sociologi e studiosi di tutto il mondo si stanno chiedendo come il costante uso degli smartphone cambierà il cervello di questi giovani, le loro emozioni, il loro modo di relazionarsi.
Un interessante studio americano (riportato nel libro ‘Iperconnessi’ di Jean m. Twenge, un testo ben curato e molto utile per capire le nuove generazioni, da cui ho tratto numerosi spunti per questo articolo) identifica le tendenze che definiscono la I Generation e le differenze con i giovani venuti prima di loro.
Immaturità
Tra le prime caratteristiche compare l’immaturità, ovvero la tendenza a prolungare l’infanzia oltre alle soglie dell’adolescenza. C’è chi scherzerebbe sul fatto che in un’Italia piena di ‘bamboccioni’ l’adolescenza dura anche oltre i quarant’anni, ma tornando agli studi si evidenzia una forte e costante presenza del genitore che tende a non lasciare del tutto libero il ragazzo, e a ostacolarne così i primi assaggi di vera indipendenza e le prime decisioni da prendere in autonomia.
Dare le chiavi di casa al figlio e fargli trascorrere delle ore solo a casa nel pomeriggio è un evento sempre più raro, lasciare ai ragazzi la possibilità di gestirsi tempo e noia è ormai impensabile, invitare i ragazzi più grandi a fare un’esperienza lavorativa una vera rarità.
A questo si aggiunge spesso anche una totale inesperienza relativamente alla gestione finanziaria, non gli è data la possibilità di cominciare a capire già da piccoli cosa significa spendere in biglietti del cinema o al ristorante, rendendo più complicato il passaggio all’età adulta e agli esborsi più pesanti ad essa collegati.
Corteccia prefrontale e responsabilità
Gli studi neuroscientifici dimostrano che lo sviluppo della corteccia prefrontale si completa intorno ai 25 anni, ma ciò non significa che i ragazzi non siano pronti a crescere e debbano essere protetti più a lungo, bisogna infatti tenere presente che il cervello si trasforma in base all’esperienza. Gli adolescenti di oggi rischiano di avere una corteccia meno sviluppata solo perché non gli vengono affidate responsabilità da adulti.
L’inizio dell’età adulta viene sempre più rimandato, l’infanzia viene percepita come meno stressante e più divertente della maturità: da bambini si vivono tutti i piaceri e pochissimi doveri, tante lodi e divertimento e zero responsabilità. Diventare adulto ormai è percepito dai ragazzi come ‘la festa è finita’. Negli USA si è perfino diffuso il neologismo ‘adulting’ che riunisce in un’unica parola tutti insieme i comportamenti di un adulto responsabile.
Iperconnessi
Un sondaggio condotto negli Stati Uniti rileva come un ragazzo dell’ultimo anno di superiori trascorra mediamente 6 ore al giorno usando i nuovi media, mandando e ricevendo messaggi, usando internet, giocando a qualche gioco elettronico e facendo videochat. Si può quindi facilmente intuire come i nuovi media influenzino le vite dei giovani (ma anche meno giovani) e come abbiano delle ripercussioni sui loro comportamenti.
I nuovi media sembrano incoraggiare una scarsa capacità di concentrazione: i ragazzi passano da un’occupazione all’altra in media ogni 19 secondi. Si registra una notevole riduzione di interesse in riviste e libri, aumenta invece nei confronti dei video, di più facile fruizione.
Il risultato di un altro studio interessante è ancora più preoccupante: gli adolescenti che trascorrono più tempo davanti a uno schermo tendono a essere più infelici di quelli che si dedicano ad altre attività. I Social Network, a discapito del nome e di ciò che promettono, provocano infelicità, solitudine e depressione (e questo, bada bene, vale anche per gli adulti).
Alla ricerca di soluzioni
Ma come possiamo aiutare i ragazzi della I Generation a crescere e a affrontare la vita? La soluzione ai problemi derivanti dall’iperconnessione non è la completa eliminazione dei dispositivi elettronici dalla vita degli adolescenti, quanto la moderazione.
- La dipendenza dal cellulare è uno dei problemi più grossi e importanti da affrontare: meglio evitare più a lungo possibile di regalare il telefonino al proprio figlio.
- Se proprio deve essere cellulare allora non è necessario che sia uno smartphone, in modo da evitare il continuo collegamento a internet e la messaggistica.
- Se non si può proprio evitare l’iscrizione ai social, allora almeno l’utilizzo deve avvenire solo al computer.
- Nel momento in cui non è più possibile rinviare l’uso dello smartphone (ma sicuramente non prima delle scuole medie) bisogna limitarne l’uso a un’ora al giorno, dopo le due ore al giorno iniziano i seri rischi connessi all’iperconnessione.
- È bene installare una app che limiti il tempo di utilizzo, non sempre è facile regolare o auto-regolarsi, la tecnologia può aiutar sé stessa e noi.
- Non dormire con lo smartphone, la sua luce nuoce al sonno, le sue notifiche disturbano il relax, le sue notizie irrompono in un momento che dovrebbe essere dedicato a staccare e riposarsi.
- Mettere via il telefono quando siamo con persone in carne ed ossa, ciò che si impara dalle relazioni non si apprende in nessun’altra circostanza.
- Uscire con gli amici è più salutare e meno pericoloso che stare in casa connessi.
Per aiutare i ragazzi a essere indipendenti e autonomi, consapevoli e responsabili, più maturi e meno connessi, e con le competenze trasversali necessarie per affrontare la vita, l’organizzazione può dare una grande mano.
Diamo l’opportunità ai futuri adulti di imparare a organizzare le proprie cose, dalla camera al materiale scolastico, il proprio tempo, dallo studio e alle attività extrascolastiche, e a rispettare le risorse e le energie degli altri, dalla casa alla scuola, così da sviluppare quelle abilità che saranno così preziose nella loro vita.
Qui maggiori informazioni sui nostri corsi dedicati ai ragazzi delle medie e superiori.


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